Vincere Barbablù

"Le persone ‘normali’ sono i neri della società industrializzata, i ‘malati di mente’ sono i neri delle persone ‘normali’, gli ‘psicotici’ sono i neri dei ‘malati di mente’. E le persone ‘normali’, i ‘malati di mente’, gli ‘psicotici’, i neri dicono: Sono nero e sono orgoglioso!"

Nuova edizione

Se si può uscire dalla "schizofrenia", forse si può uscire da qualsiasi disturbo.

Una storia vera raccontata di una psicosi schizofrenica a lieto fine. Un messaggio salvifico di guarigione. La denuncia della gravità dei segreti e dei doppi messaggi. La ripetizione del negativo come necessità per imparare a superarlo, al servizio della vita. Un intervento combinato di una psichiatria dal volto umano con una psicoterapia rogersiana pura nella modalità di essere come cura.

Maria Mirella D’Ippolito, in aggiunta a quanto emerge dal sito, ha concentrato la sua attenzione anche sulla guarigione della psicosi schizofrenica attraverso l’approccio rogersiano insieme ad un trattamento farmacologico. Questo libro, già pubblicato nel 2003, e alla sua seconda edizione, presenta anche l’esperienza professionale dell’autrice in questo campo attraverso la narrazione e il saggio presente in Appendice.

Dedica di Saturnia ai Fratelli

Ai miei fratelli tutti: “Questa è la mia verità, se la tua verità è un’altra è vera anch’essa e, anche se può sembrare assurdo, saranno vere entrambe”

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Da Vincere Barbablù: Saturnia sono io

Una mia sorella, come tutti i miei fratelli, mio marito e non solo, ha scelto un soprannome per rispetto alla mia clandestinità obbligata, ed ha scelto Foglia. Ella mi ha scritto come è riportato in premessa:

«La “scatola nera” – scrive a Saturnia una delle sue sorelle, Foglia, dopo aver letto la prima bozza del libro e a simbolo del pensiero di tutti gli altri fratelli ha una eccezionale funzione per la ricostruzione della verità, ma il suo ruolo si confina nella catastrofe così che mancherà lo spazio e l’energia per soffermarsi ad apprezzarne i meriti. Ecco, questo libro è anche la “scatola bianca” della nostra famiglia “ancora in volo” nel pianeta, ed è un romantico incipit che suggerisci al nostro futuro raccontandoci di spiare i sogni dal buco della chiave, quando ci spiano. Fili così leggeri, evanescenti vittime preferite dei colpi d’aria. Così ci hai dato un passaggio nel tuo viaggio con queste immagini al microscopio della tua anima o questi ingrandimenti di “quadri d’unione”. Come un inviato speciale ci hai offerto il tuo reportage dalle terre in guerra del tuo dentro/fuori nell’inospitale paese del non detto e del segreto. Con lo stile secco del giornalista in prima linea ci hai raccontato le tempeste che ti hanno travolto, di cui ci arrivavano solo “muti e incomprensibili relitti”. Ho partecipato al tuo dolore per tuo figlio, così tanto amato da rinunciare a farlo. Ma questo settimino che hai fatto nascere è davvero molto bello e ti ringrazio di averci invitato al battesimo. Tua Foglia».

E, a chiusura del libro tre sogni molto significativi per la fuoriuscita dal tunnel:

… una strada unica, viene dalla notte dei tempi. Un bivio, netto, o a destra o a sinistra, o la coscienza o l’inconscio. Ecco. Finalmente poter scegliere. Capii cosa fosse il libero arbitrio, ora era possibile. Ancora debole, ero fortemente attratta dalla sinistra, ma sentivo che questa volta non sarei tornata. Scelsi la destra, il reale, per l’amore delle persone che seguivo, non le avrei abbandonate, per l’amore verso me stessa, Amloc, gli affetti, e «perché – mi dicevo con la testa – oggi lo sento e lo sperimento ogni giorno: la sinistra, l’inconscio da solo esclude la coscienza, la destra, il reale, la coscienza, non escludono, non possono escludere mai totalmente l’inconscio». E l’inconscio, sceglie i momenti e i modi adatti per farsi riconoscere e ascoltare.
E sogno, mentre racconto questa storia, che devo arredare, mettere in ordine gli oggetti nella casa del padre, la coscienza, e una donna mulatta mi offre per questa casa un quadro di una sua ava nera, il viso di un donnone simpatico. E io a fatica capisco: il mistero, l’imperscrutabile deve avere posto.
Hai ragione Anna, più ordino, più sistemo, più devo lasciare posto al mistero.
Ma, a circa più di metà di questo percorso di rilettura, vissuto da me come un travaglio, un sogno mi dice: «Non è detto che se si arriva alla fine del percorso, non si possa tornare indietro» : manca poco alla fine e si torna indietro verso destra, di una postazione o due come pietre miliari. Ripercorrere, leggere e rileggere ancora.

Ancora alla fine della mia autobiografia fino al 2000:

Ecco mamma, è nato. Ti ho superato. Dicevi sempre che stavi per finire sui giornali perché hai partorito la tua ultima figlia a quarantasette anni. Dovevi compierli dopo dieci giorni, in realtà, io li ho già compiuti.
È nato, è qui fra le mie mani, una sensazione di compiutezza, di liberazione, di inizio…
È nato di poco più di sei mesi, ora ha bisogno dell’incubatrice, certo, è una macchina fredda, ma poi potrà uscire.
Occorre preparare le ultime cose, i lenzuolini, i vestitini, il ciuccio, il biberon, i bavaglini… un magone mi prende la gola.
Ero andata, quasi al terzo mese, a fare una mammografia di controllo. Il medico, senza alcuna delicatezza, mi chiese: «Quanti figli ha?». Dovetti rispondere: «Nessuno» e quel «nessuno» stava strappandomi le lacrime, assordava le mie orecchie, avrei voluto dire: «Sono quasi al terzo mese».
Ecco mamma, il vuoto mi accompagna, ma lui è nato, mio figlio, la mia storia.
Ha un handicap lieve, il mio handicap trasmesso a lui ma elaborato. Devo fare attenzione, proteggerlo, curarlo… Non può prendere freddo, mamma.

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